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Non  è  possibile datare  con  esattezza il  periodo  di edificazione  della  fonte  pubblica  di Monterongriffoli  e  dello  scavo  del  relativo  bottino. La  carenza  di  notizie  storiche  non  deve del  resto  stupire  se  si  pensi  che  nel Medio  Evo  le  fonti pubbliche, soprattutto  nelle  piccole  comunità, erano strutture  molto  semplici. Si  può  ragionevolmente  avanzare  l’ipotesi  che  il  primitivo  bottino  della  fonte pubblica  di  Monterongriffoli  risalga  al  1300, con  successivi ampliamenti e  rifacimenti  atti  a  captare  nuove  vene  rispetto  a  quella  intercettata  all’inizio  dello  scavo.


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Le  prime  notizie concernenti  la  fonte pubblica di  Monterongriffoli sono  contenute nello  STATUTO  DEL  COMUNE  DI  MONTERONGRIFFOLI del 1533-1534.  Qui troviamo: “DE  LA  PENA  DELLE  BESTIE  CHE  BEVESSENO  A  LA  FONTE DEL  COMUNO“. “Statuto  e  ordenato  è  che  niuna   persona  possa, né  debba  mettare  a  bere, né  bere  fare  alla  fonte  del  Comuno  predetto, pena  soldi. v.  per  ciaschuna  bestia  e  ciaschuna  volta“. La  salvaguardia delle  condizioni igieniche atte  a  non  favorire  la  diffusione di  contagi  e  malattie  tramite l’acqua  è  del  resto  ben  presente  nei  vari  Statuti  delle  Comunità. Tuttavia, per  imbattersi  nel  primo  documento scritto, occorre  attendere il 1760. Finalmente, il  29 Agosto , il  muratore  Domenico  Antonio  Schiavi, su  commissione del  Signor  Adello  Borghesi, presenta  alla  Comunità  una  PERIZIA  PER  IL  RISANAMENTO  NECESSARIO ALLE  FONTI DEL COMUNE DI MONTERONGRIFFOLI : “Sono  pregati ad  osservare  che  si  tratta  di  lavoro   fra  l’acqua  dentro  a  un   bottino  e  che  la  comunità  oggi  non  ha  acqua! L’abitatori  del  castello  che  à  una  fonte  nel  palazzo  di  casa  Borghesi  per  essere  travasata  l’acqua  del  bottino  della  comunità  che  allaga  la  strada  e  danneggia  i  campi  della  chiesa  di  S. Lorenzo“.

Non  è  dato  sapere  in  quale  epoca  sia  stato  operato  l’allacciamento alla villa Borghesi, non  potendo  neppure  escludere l’ipotesi  che  il  bottino  della  Villa  originariamente  potesse captare  acqua  da  una  vena  distinta  da  quella  della  fonte  pubblica, posta  in  posizione  più  elevata e  che  in  epoca  successiva, riducendosi  la  portata  della  vena  come  spesso  accade, sia  stato  collegato  con  il  primo.


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Comunque  sia, a  partire  almeno  dal  secolo  diciottesimo, i  destini  delle  due  fonti  si  sono  fusi, dipendendo dalla  efficiente  manutenzione del  bottino  della  fonte  pubblica, ma  anche  del  canale  sotterraneo  di  collegamento  fra  i  due  bottini. Interessante  segnalare  come, nel  tragitto  del  bottino  della  fonte della Villa, una  deviazione  fatta  con  docci  conduca  l’acqua  negli  orti  sottostanti, consentendo la loro irrigazione.
Da  segnalare, sempre  nel  secolo diciottesimo, l’interesse  che il  suddetto  bottino  cominciò   a  suscitare, sia  pure dal  punto  di  vista  naturalistico  e  scientifico, in  taluni  ricercatori, fra  cui  spicca  il  naturalista Giuseppe  Baldassarri, nel  cui  SAGGIO  DI  PRODUZIONI  NATURALI  DELLO STATO  SENESE, stampato  nel 1750, si  segnala  la “concrezione alabastrina  di  singolare  fattura  che  trovasi  a  Monteron  Griffoli, in  un  sotterraneo  condotto  d’acque “.

Nell’Ottocento il “comunello di Monterongriffoli perde la propria autonomia e viene sottoposto al Comune di San Giovanni d’Asso che da ora in poi dovrà provvedere anche alla salvaguardia delle sue fonti e bottini.