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La conservazione PDF Stampa E-mail

Molti chiedono, una volta comprato il tartufo bianco pregiato: “Quanto si conserva? come si conserva?” E’ una domanda sbagliata. Il tartufo non si conserva, perché in pochi giorni perde le sue migliori caratteristiche. A differenza dei funghi epigei, cioè quelli che crescono in superficie, non si prestano all’essiccazione. Il magnatum o meglio il suo corpo fruttifero, che è quello che si mangia, ha una sottile corteccia esterna (perizio) che non è concepita per proteggere, ma per far entrare all’interno del corpo fruttifero (gleba) le sostanze. Quindi è molto permeabile e nel breve periodo di conservazione va opportunamente protetto.

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I falsi tartufi PDF Stampa E-mail

L’altissimo valore commerciale del tartufo bianco pregiato e la grande richiesta di piatti al tartufo sia in Italia sia all’Estero da parte dei numerosissimi ristoranti che fanno cucina italiana, ha stimolato l’industria a produrre aromi di sintesi che riproducono quello originale la cui molecola più importante è il bismetiltiometano. Si tratta di prodotti tossici se assunti in una certa quantità e che, comunque, derivano da sintesi chimica.

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L'ambiente dove nasce PDF Stampa E-mail

IL TARTUFO BIANCO PREGIATO E IL BIANCHETTO O MARZUOLO DELLE CRETE SENESI

Il tartufo bianco (tuber magnatum Pico) delle Crete Senesi è considerato uno dei tartufi più pregiati d’Italia.

La sua eccellente qualità sicuramente dipende dal particolare ambiente delle Crete Senesi che tende a conferire ai prodotti caratteri di grande qualità e finezza: dall’olio extravergine, alle carni bovine (Chianina) e suina (Cinta), ai formaggi pecorini, alle erbe spontanee ecc. L’ambiente delle Crete è costituito da un mare di colline ondulate ricoperte di sabbia e argille. Fino al medioevo esisteva sopra le sabbie uno strato di terra fertile protetto da una grande estensione boschiva. Quando i boschi furono tagliati per le esigenze di legnatico della città e per aumentare la superficie da destinare a grano a seguito della grande crescita demografica, le acque piovane dilavarono il tratto fertile superficiale lasciando scoperto quello attuale, meno fertile e più impermeabile.

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